cercatemi su facebook risponderò a tutti anche da li ciao

 

Alessandro Scavarelli. . . passione, cuore e tanta voglia di fare

 

Home Contatti Gazebo on-line Comitato Civico

Comitato Civico

2008
Menu

Home
Novità
Chi Sono
Links Utili
Siti Amici
Satira
Il Fatto
Foto
Video
Giornali
Eternit all'asilo
Sondaggi
Elez Europee
Archivio Citazioni



online casino Counters

 

 

Seconda nota tecnica da parte del Comitato civico per la valutazione del progetto di centrale a biomasse del Comune di Serravalle Sesia

 

A seguito della precedente nota tecnica elaborata dal Comitato, si intende qui formulare una serie di ulteriori integrazioni e precisazioni in merito ai principali dubbi concernenti il progetto di costruzione di una centrale termoelettrica a biomasse nell’Area Cartiera del Comune di Serravalle Sesia.

Gli elementi di criticità esposti nella presente nota (ed in parte già sviluppati in occasione della prima nota tecnica elaborata e depositata agli atti del procedimento autorizzativo), riguardano:

- le condizioni di uso efficiente della risorsa energia;

- esistenza di un’effettiva filiera legno-energia;

- impatto sulla qualità dell’aria.

Tali elementi, estendendo le osservazioni già sottoposte all’attenzione dell’Ente autorizzativo incaricato del procedimento ai sensi di legge, corroborano le precedenti criticità e, nel complesso, si traducono in un giudizio ampiamente negativo circa la possibilità di realizzazione del progetto.

#1] Condizioni di uso efficiente della risorsa energia

Le centrali destinate a sfruttare il potenziale energetico delle biomasse vegetali entrano in

una tipologia impiantistica piuttosto varia, la quale comprende centrali per la produzione di sola energia elettrica, centrali per la produzione di energia termica e centrali destinate alla produzione congiunta di calore ed energia attraverso l’utilizzo di applicazioni cogenerative.

La centrale di cui in oggetto, della potenza nominale (termica) di 23,5 MWt (MegaWatt termici) e della potenza elettrica di 5,5 MWe (MegaWatt elettrici), può essere con buona approssimazione classificata nella prima categoria, data la assoluta preponderanza della produzione di energia elettrica rispetto allo sfruttamento del calore prodotto dalla combustione a fini di teleriscaldamento.

Le centrali elettriche a biomassa utilizzano fondamentalmente la tecnologia degli impianti a vapor d’acqua, la quale rappresenta di fatto l’unica soluzione impiantistica disponibile per taglie medie superiori a 2-3 MWe (FIRE - Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia, 2008).

Tali soluzioni impiantistiche presentano rendimenti decisamente bassi, tra il 20 ed il 25%.

A tal proposito la centrale elettrica di Serravalle Sesia presenta un rendimento elettrico lordo del 23,7% che al netto dell’autoconsumo da parte della centrale stessa scende a 20,6%. Il dato sul rendimento elettrico pertanto si presenta decisamente basso (precisando che tale affermazione si riferisce non a carenze dell’impianto, il quale, all’opposto, pare soddisfare gli standard di progettazione), specialmente se confrontato con i rendimenti di centrali termiche che raggiungono anche valori prossimi all’80%.

Si precisa inoltre, che alla luce del D.L. 159/2007 la produzione di sola energia elettrica in centrali dedicate è quella che più si appoggia alle forme di incentivazione tramite sovvenzioni pubbliche, soprattutto nel caso di approvvigionamento basato su filiera corta. Nonostante l’elevato grado di profittabilità di questi impianti, garantito proprio da meccanismi di incentivazione con fondi pubblici, le centrali elettriche (cui è di fatto assimilabile quella in progetto a Serravalle Sesia) sono quelle che “peggio sfruttano l’energia termica contenuta nelle biomasse” (FIRE, 2008).

L’introduzione di applicazioni cogenerative in porzione significativa, per il pieno sfruttamento dei cascami termici generati dalla combustione, rappresenta la soluzione più diffusamente utilizzata per l’incremento del rendimento globale (termico ed elettrico) degli impianti, con possibilità di raggiungere valori medi intorno al 50-60%.

Nonostante la cogenerazione per la produzione congiunta di elettricità e calore da destinare ad utenze civili (o industriali) collocate in prossimità degli impianti di conversione energetica rappresenti ormai un tecnologia consolidata, la centrale di Serravalle Sesia prevede solo una frazione ridottissima di teleriscaldamento, riferita in particolare a quattro edifici comunali, con assorbimento di circa 0,22 MW e a utenze termiche dell’area Cartiera Italiana (area all’interno della quale dovrebbe sorgere il complesso in fase di autorizzazione, appartenente alla stessa proprietà della società proponente, Serravalle Energia Srl), con assorbimento di circa 0,080 MW. Tale soluzione non pare, a giudizio del Comitato, in linea con il tema del razionale uso dell’energia come previsto dalle linee guida regionali, dall’Atto di indirizzo del Piano Energetico Provinciale di Vercelli, votato dal Consiglio dell’Ente il 17 marzo dello scorso anno, e, vogliamo supporre, dallo stesso Piano Energetico Provinciale, di imminente approvazione.

A tal proposito, lo stesso Piano Energetico-Ambientale Regionale (approvato con D.C.R. 351-3642 del 3 febbraio 2004) definisce la cogenerazione come una tecnologia assestata e atta ad offrire un contributo notevole alla problematica dell’efficienza energetica. Gli indirizzi del Piano, infatti, sottolineano i vantaggi di una elettroproduzione capace nel contempo di massimizzare l’utilizzo del calore di recupero, attraverso la dotazione di opportuni accorgimenti tecnologici.

Lo stesso assessore alla Pianificazione Territoriale e Urbanistica (con competenza al tema dell’energia) della Provincia di Vercelli, in un recente convegno sul tema "Valsesia ed Energia Alternativa" co-organizzato da Provincia di Vercelli, Comunità Montana Valsesia, Camera di Commercio di Vercelli e Confindustria Vercelli-Valsesia, che ha avuto luogo a Borgosesia lo scorso 3 marzo, ha espresso con chiarezza la posizione assunta dalla Provincia sul tema dell’efficienza energetica, e che dovrebbe trovare collocazione nel Piano Energetico Provinciale di prossima redazione. Nella fattispecie, il concetto ribadito consiste nella necessità di perseguire le strade necessarie per la promozione del risparmio energetico, da ottenere mediante applicazioni cogenerative, ovvero produzione di energia elettrica ed energia termica da utilizzare con il teleriscaldamento, così da spegnere utenze pubbliche e private e consentire un effettivo risparmio e un’altrettanto sensibile miglioramento (o quantomeno un bilanciamento) della qualità dell’aria.

Proprio in tale ottica, il Comitato intende portare all’attenzione dell’Autorità competente come il progetto sia stato concepito in maniera inidonea, dal momento che esso non tiene conto dei fabbisogni energetici (essenzialmente termici) del territorio ove la centrale è insediata, i quali dovrebbero rappresentare, invece, i presupposti per una appropriata calibratura dimensionale e tecnologica. Pur comprendendo l’intenzione (legittima dal punto di vista dell’imprenditore) di tarare la dimensione su una taglia in grado di fornire un flusso finanziario (derivante dall’abbattimento dei costi energetici di Cartiera Italiana, cui dovrebbe essere ceduta parte della produzione, e dalla vendita sulla rete nazionale) in grado di ripagare l’impianto in tempi accettabili, il rischio oggettivo sembrerebbe essere quello di un sostanziale sovra-dimensionamento dello stesso, specialmente se valutato congiuntamente al contesto territoriale e urbano in cui risulta ubicato.

Inoltre, con riferimento all’ipotesi di servire calore ad utenze industriali locali (e, preferibilmente, a quelle che necessitino di calore durante tutto l’anno per i propri processi produttivi), che in prospettiva potrebbero insediarsi nell’Area Cartiera in funzione del Piano Particolareggiato riguardante il complesso, si fa osservare come, ad oggi, ciò non rappresenti null’altro che un auspicio, peraltro condiviso. Anzi, si fa rilevare come la presenza di un impianto delle dimensioni previste dal progetto, a causa del traffico indotto per l’approvvigionamento della centrale e dell’indubbio aumento di rumore, a giudizio del Comitato potrà risultare disincentivante per lo sviluppo dell’area, in particolare per quanto concerne la realizzazione di nuove abitazioni civili, come previsto nel Piano Particolareggiato e come è stato più volte ribadito dalla stessa proprietà proponente il progetto.

Osservazioni di Legambiente, inoltre, in relazione al contributo delle applicazioni cogenerative ai fini dell’efficienza energetica, menzionano alcuni vantaggi del teleriscaldamento, che vanno dal miglioramento dei coefficienti globali di rendimento, alla riduzione dei gas di scarico inquinanti (attraverso la chiusura di impianti domestici, peraltro meno efficienti rispetto ad un impianto centralizzato), alla riduzione dei costi di manutenzione e gestione complessiva, citando, poi, come i migliori risultati appartengono proprio ai piccoli comuni (Legambiente, 2008).

# 2] Esistenza di una effettiva filiera legno-energia

Le linee-guida regionali in precedenza menzionate sottolineano ampiamente le criticità connesse con il trasporto della biomassa, le quali assumono un impatto tanto più elevato quanto più ampia è la distanza tra il luogo di produzione della stessa e il luogo di utilizzo. Una simile considerazione è anche espressa dall’Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente (ENEA, 2003). Tale aspetto critico risulterà, a giudizio del Comitato, ancora più pressante in tutte quelle circostanze in cui il trasporto dovrà avvenire via gomma a causa della mancanza di infrastrutture ferroviarie (per definizione meno inquinanti), come nel caso del Comune di Serravalle Sesia.

Nella fattispecie, la richiesta di autorizzazione riguarda l’uso esclusivo di polpa e corteccia legnosa, ovvero legna vergine non trattata (in particolare pioppo). L’utilizzo di tale combustibile risiede nella dichiarata volontà di chiudere la filiera della produzione di pasta cartaria di Cartiera Italiana S.p.A. La disponibilità di tale materiale dovrà tuttavia essere attentamente accertata, al fine di valutare le quantità dichiarate nel piano di approvvigionamento fornito dal soggetto proponente.

Come premessa generale, si osserva come la Regione Piemonte, nelle linee-guida di cui sopra, abbia espressamente sancito come l’approvvigionamento di impianti a biomassa per la produzione di energia elettrica (tra i quali rientra a pieno titolo anche l’impianto in previsione nel Comune di Serravalle Sesia) debba essere realizzato, sia per quanto concerne la biomassa da scarti agricoli e/o zootecnici che per quanto concerne biomassa forestale, “in porzioni di territorio site entro 70 km dall’impianto di utilizzo”.

Partendo da tale vincolo, che assume valenza normativa, in quanto emanato da un Ente con funzioni legislative come la Regione, si sollevano nel seguito alcune considerazioni le quali rappresentano altrettante criticità.

Indagini condotte dalla Regione Piemonte e da esperti del settore della pioppicoltura (Coaloa, 2007) indicano come i combustibili lignocellulosici per l’alimentazioni delle centrali di produzione termica, elettrica e termoelettrica derivino per il 30% da residui e sottoprodotti dell’agricoltura e delle industrie agroalimentari, mentre la parte preponderante (il 70%) derivi da scarti delle lavorazioni del legno e da vari assortimenti meno pregiati dei pioppeti. Tali scarti forestali rappresentano la fonte di alimentazione della centrale in progetto a Serravalle Sesia, la quale, pertanto, dovrà essere soggetta al vincolo dei 70 km di raggio dal luogo di conversione energetica.

I dati relativi alla pioppicoltura piemontese, facilmente verificabili, indicano una produzione annua di pioppo di tipo tradizionale che a malapena raggiunge le 200-250.000 tonnellate (parlando di piante in campo). Dalle informazioni desumibili dall’ultima indagine inventariale condotta nel 2006 si può prevedere una drastica riduzione delle disponibilità, a causa delle ridotte superfici di nuove piantagioni realizzate negli ultimi anni. A ciò si aggiunge che in Piemonte le superfici specificatamente dedicate a pioppicoltura per biomassa sono assolutamente esigue, pari a circa 300 ettari. Tale dato appare piuttosto incoerente con il fabbisogno di pioppi per l’alimentazione della centrale.

Da dati della proprietà proponente, forniti anche in occasione della serata pubblica organizzata dal Comune di Serravalle Sesia lo scorso 19 marzo, si enuncia che la centrale verrà alimentata solo per una piccola parte da scarti provenienti dalla preparazione per la lavorazione della pasta legno (circa il 10% del fabbisogno); per il resto si parla di disponibilità (la proprietà dichiara di disporre di 140.000 t/anno) di cimali e ramaglia in bosco, cioè scarto dal taglio delle piante in pioppeto. Ciò ha dunque effetti molto rilevanti e negativi per quanto riguarda l’approvvigionamento del materiale, che quindi per il 90% è da reperire fuori dall’impianto, con un notevole incremento del numero di autotreni con rimorchio che transiteranno sulla provinciale n.299 (circa 15 camion al giorno durante la settimana lavorativa in entrata e, altrettanti, come è ovvio, in uscita dallo stabilimento). Ciò comporterà pesanti conseguenze sia in termini di congestionamento del traffico che di emissioni in atmosfera. Si chiede se A.R.P.A. ha preso in considerazione anche tale aspetto nell’analisi complessiva dell’impatto del progetto da un punto di vista di emissioni in atmosfera.

Ora, considerando solo la quantità di materiale per garantire il pieno funzionamento dell’impianto previsto a Serravalle, ovvero 70-80.000 t/anno, si propone di seguito un calcolo succinto del fabbisogno di pioppi, utilizzando dati provenienti dal Libro Bianco della pioppicoltura. I cimaliramaglia rappresentano c.a. il 20% del peso del pioppo, quindi 70-80.000 t/anno di ramaglie rappresentano il 20% di 350-400.000 tonnellate annue di pioppi (dato già di per sé incoerente con la produzione pioppicola piemontese). Considerando poi una produzione di 150 tonnellate per ettaro (tipica dei pioppeti tradizionali, come si evince dal Libro Bianco sulla Pioppicoltura – dato questo certamente suscettibile di confutazione opportunamente motivata) si raggiunge un valore di superficie pari a circa 2.300- 2.600 ha (ettari). Se consideriamo che la superficie di utilizzazione totale in Italia (circa 1/10 di quella complessiva coltivata a pioppi a causa del ciclo culturale decennale) è di circa 14.000 ha (fonte Libro Bianco della Pioppicoltura), significa che circa il 16%-18% delle utilizzazioni complessive italiane dovrebbe essere (piuttosto inverosimilmente) destinato alla centrale di Serravalle.

Analizzando la produzione di pioppi nell’ambito del raggio dei 70 km, una stima piuttosto attendibile (la cui confutazione andrebbe certamente motivata con verifiche ad hoc) indica una superficie destinata a pioppo tradizionale di circa 10.000 ettari, corrispondente ad una superficie di utilizzo annuo di 1.000 ettari a causa del ciclo culturale. Considerando una produzione per ettaro di circa 150 tonnellate (anche questo dato certamente suscettibile di confutazione opportunamente motivata), la disponibilità annua ammonterebbe a circa 150.000 tonnellate all’anno (parlando anche in questo caso di piante in campo). Considerando che tale produzione riguarda materiale nobile utilizzato nell’industria del legno (truciolati, sfogliati, etc.) e che circa la metà possa essere dedicato ad utilizzazione in centrali per produzione energetica, si arriverebbe a circa 75.000 tonnellate annue.

Dal momento che la centrale in oggetto avrà un consumo a regime di 72.000 tonnellate all’anno, e ritenendo infondato che pressoché tutta la produzione annua di pioppi da culture tradizionali possa essere destinata ad un unico utilizzo, ne risulterebbe che l’approvvigionamento rappresenta di fatto un aspetto fortemente critico, a meno che l’approvvigionamento stesso non avvenga da fonti site al di fuori del raggio indicato, o addirittura da fuori regione, cosa incompatibile con i vincoli imposti dalle linee-guida.

In particolare, si sottolinea come il soggetto proponente abbia indicato nel piano di approvvigionamento una disponibilità di 140.000 tonnellate. Tale dato parrebbe dunque incompatibile con la disponibilità locale (entro il raggio suddetto) e qualche perplessità (che necessiterebbe di ulteriori verifiche) sorgerebbe anche se confrontata con la disponibilità regionale.

A ciò si aggiunge come, per quanto l’attuale crisi industriale possa verosimilmente ridurre la competizione tra i vari utilizzi alternativi della materia prima, il superamento di tale situazione contingente, e pertanto la ripresa del settore della lavorazione del legno farà  inevitabilmente emergere problemi di scarsità.

Pare utile infine, sottolineare come sia in fase avanzata (disponendo già, a quanto è dato di sapere, della necessaria autorizzazione) il progetto di realizzazione di una centrale a biomasse in prossimità di Casale Monferrato, alimentata essenzialmente a scarti di pioppo, con potenza elettrica di circa 15-18 Mwe (dunque 3-4 volta l’impianto in previsione a Serravalle Sesia), e fabbisogno di materiale di circa 150-200.000 tonnellate annue. È evidente come tale insediamento rappresenti di fatto un elemento assolutamente da considerare nella valutazione globale del progetto in esame, dal momento che aggraverebbe la già scarsa disponibilità di combustibile.

#3] Impatto sulla qualità dell’aria

La produzione di energia (termica o elettrica), attraverso impianti alimentati a biomassa se da un lato riduce le emissioni di gas con elevata capacità di alterazione del clima, CO2 in testa, dall’altro si caratterizza per emissioni di inquinanti, quali vari ossidi di azoto, di zolfo – tra gli altri – e il particolato fine, in quantità mediamente più elevate rispetto a quanto accade con i combustibili fossili. Tale fatto rappresenta una concreta preoccupazione anche a livello regionale, tanto da essere espressamente menzionata nel provvedimento che stabilisce i criteri per la valutazione dell’ammissibilità a finanziamento di progetti che prevedono l’utilizzo di biomasse come combustibili (Deliberazione della Giunta Regionale del 5 maggio 2008, n. 22-8733, tratta dal Bollettino Ufficiale n. 20 del 15/05/2008).

Sinteticamente, il particolato inorganico di tipo “primario” che si genera durante la combustione del legno – che di sostanze inorganiche ne contiene in quantità non trascurabile – rappresenta solo una parte delle polveri fini. Una seconda parte è rappresentata dalle polveri primarie cosiddette “condensabili” e dalle polveri “secondarie” (Montanari, 2008). Entrambe queste forme di particolato si formano per condensazione in atmosfera dei gas e dei materiali vaporizzati che escono dalla combustione. Mentre la prima tipologia di polveri è efficacemente filtrabile attraverso l’applicazione di congegni specifici (filtri a maniche, etc.), la seconda tipologia trova  formazione al di fuori del camino e quindi fuori dalla portata dei filtri.

Un ulteriore elemento di accesa preoccupazione riguarda la destinazione delle varie sostanze aggiunte ai fini dell’abbattimento delle particelle inquinanti, quali calce, carbonato acido di sodio, carbonato di calcio e magnesio, carboni attivi, le quali dovranno necessariamente essere smaltite nell’ambiente, così come le ceneri della combustione, una parte delle quali, peraltro, leggere e volatili. Un ulteriore aspetto è rappresentato dalla produzione di diossine, che inevitabilmente si formano quando si bruciano carbonio e cloro insieme (elemento quest’ultimo comunissimo e presente anche nelle biomasse), le quali potrebbero essere eliminate attraverso un processo di postcombustione (a quanto sembra, previsto nel progetto dell’impianto).

Nonostante gli accorgimenti tecnologici esistano e, qualora opportunamente gestiti, possono essere utili per la riduzione degli agenti inquinanti, la loro efficacia non può essere totale e, pertanto, il carico ambientale per le aree circostanti l’impianto potrebbe non essere affatto trascurabile (FIRE, 2008).

È ovvio, pertanto, che tale carico ambientale potrebbe essere compensato solo procedendo alla chiusura di un numero significativo di impianti di riscaldamento domestici attraverso la realizzazione di una rete di teleriscaldamento (come peraltro sostenuto dall’autorità provinciale competente in materia nel corso del su menzionato convegno "Valsesia ed Energia Alternativa" tenutosi il 3 marzo u.s.). Nelle aree geografiche dove si registrano le applicazioni più avanzate, come il Trentino, l’Austria e i Paesi nordici, il teleriscaldamento rappresenta un elemento qualificante di assoluta priorità.

In tal senso, la mancanza della possibilità di sostituire un numero congruo di impianti domestici con un unico impianto centralizzato comporterebbe di fatto un saldo ambientale nemmeno in pareggio con verosimile pregiudizio della qualità dell’aria. È evidente, infatti, che per quanto gli accorgimenti di varia natura concepiti per ridurre gli effetti delle emissioni possano avere efficacia (parziale) tale da contenere i fattori inquinanti entro i limiti di legge, l’impatto finale sulla qualità dell’aria sarà negativo qualora non si provvedesse alla chiusura di altre fonti inquinanti, ovvero gli impianti domestici attualmente esistenti. Nel caso ciò non accadesse, si manifesterebbe una evidente contraddizione con le linee-guida regionali precedentemente menzionate (e anche con quelle del già citato Atto di indirizzo votato dal Consiglio Provinciale nel marzo 2008), le quali sanciscono in maniera del tutto chiara la necessità di preservare, se non di migliorare, la qualità dell’aria.

Pur non essendo il progetto sottoposto ad una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, il Comitato ritiene che tali considerazioni non possano non essere prese in seria considerazione dai responsabili del procedimento amministrativo.

A ciò si aggiunge che, ad oggi, pare non esistere un indicatore di qualità dell’aria relativo al Comune di Serravalle Sesia né una valutazione del ristagno atmosferico (particolarmente importante data la configurazione valliva del territorio), il che renderebbe difficile una valutazione oggettiva dell’impatto complessivo dell’impianto.

Si fa infine rilevare un’affermazione della proprietà proponente pronunciata in occasione della serata pubblica di presentazione del progetto, tenutasi a Serravalle lo scorso 19 marzo: in quell’occasione, dopo aver premesso che il flusso di traffico rilevato a Serravalle in orario 9-18 è di c.a. 1100-1200 “mezzi pesanti”, è stato detto che le emissioni della centrale sono pari a quelle di 2,5 camion Euro Zero. Il che, ovviamente, è irrilevante se comparato al numero di mezzi pesanti transitanti ogni giorno. Ma il dubbio che è sorto al Comitato è il seguente: i 1200 c.a. camion sono ovviamente da considerarsi in transito, e quindi le loro emissioni riguardano il lasso di tempo che impiegano a passare sulla Provinciale 299 nel territorio comunale serravallese; non è altrettanto chiaro che cosa si intenda con il dato relativo ai 2,5 camion Euro Zero che si riferiscono alle emissioni della centrale, in quanto essa funziona in modo continuativo (di norma) sempre, 24 ore su 24 e tutti i giorni dell’anno; se infatti dovessimo considerare le emissioni continuative di questi camion lasciati stazionare accesi sempre per tutto l’anno, allora l’impatto sarebbe molto rilevante e negativo, approssimativamente identico a quello dei precedenti 1200 automezzi rilevati, con un notevole peggioramento complessivo della qualità dell’aria di Serravalle Sesia.

Il Comitato, ritenendo di aver espresso ragioni del tutto oggettive e avulse da ogni finalità preconcetta, ed anzi probabilmente già avanzate assai più autorevolmente dagli organi istituzionali preposti alla procedura amministrativa, auspica che tali forti criticità vengano prese in assoluta considerazione nella valutazione del progetto.

Note bibliografiche

Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia, 2008, “Produzione di energia da biomasse di origine vegetale”

Legambiente, 2008, “Comuni rinnovabili 2008”, Rapporto di Legambiente. Analisi e classifiche

Montanari S., 2008, “Il girone delle polveri sottili”, Macro Edizioni

Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente, 2003, “L’impatto ambientale di centrali elettriche alimentate a biomasse legnose”

Coaloa D., 2007, “Biomasse per energia e mercato del legno”, Sherwood, n. 138

Comando Vigili Urbani Comunità Collinare Aree Pregiate del Nebbiolo e del Porcino, Rilevazioni flussi traffico, 2008

Con i più distinti saluti

Il Comitato Civico

 

 

 

Siti Collegati

SCAVARELLI SU FACEBOOK

COORDINAMENTO

VALSESIANO

PDLVALSESIA SU MYSPACE

Circolo della libertà di Serravalle Sesia
Serravalle Corre Veloce lista Civica

 

Copyright © 2009 Scavarelli Alessandro